mercoledì 10 settembre 2008

Vesuvio un vulcano da rispettare

La scoperta, rendera' più la comprensione del rischio associato all’attività eruttiva del Vesuvio

Nel Vesuvio scoperta una
camera magmatica superficiale

Si trova a 4-5 km di profondità e sembra avere alimentato le eruzioni esplosive più recenti

Una foto d'epoda di un'eruzione del Vesuvio. Nuovi studi permetterenno di prevedere con maggior precisione l'attività del vulcano (Ansa)
Una foto d'epoda di un'eruzione del Vesuvio. Nuovi studi permetterenno di prevedere con maggior precisione l'attività del vulcano (Ansa)
ROMA- Hanno trovato un’altra camera magmatica nel Vesuvio, ad appena 4-5 km di profondità sotto il cratere del più temibile vulcano d’Europa, noto in tutto il mondo perché capace di eruttare in maniera esplosiva dopo lunghissimi periodi di riposo. La scoperta, che ha importanti risvolti per la comprensione del rischio associato all’attività eruttiva del Vesuvio, è merito di un’equipe di studiosi italiani e stranieri, ed è stata ritenuta talmente importante da meritarsi la pubblicazione sull’ultimo numero della prestigiosa rivista Nature.

NUOVI METODI DI ANALISI - Finora si era convinti che l’unica camera in cui ristagna il magma che alimenta il Vesuvio si trovasse a circa 8-10 km di profondità, come era stato confermato anche dalle recenti indagini geofisiche realizzate con il metodo della cosiddetta tomografia sismica, una specie di radiografia dell’interno della Terra effettuata attraverso piccoli terremoti artificiali. Ma, grazie a nuovi metodi di analisi, il quadro di ciò che nasconde al suo interno il vulcano di Napoli, si sta arricchendo di inattesi particolari. «I moderni metodi di analisi petrologica ci permettono, attraverso lo studio dei prodotti eruttivi del Vesuvio, di determinare qual era la pressione di cristallizzazione del magma all’interno della camera magmatica –spiega il professor Raffaello Cioni, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) sezione di Pisa, associato alla cattedra di vulcanologia all’Università di Cagliari, e uno dei tre autori della scoperta-. Ebbene noi abbiamo potuto verificare che, in occasione della cosiddetta eruzione di Pollena del Vesuvio, avvenuta nel 472 dopo Cristo, il magma si trovava a una pressione di circa 1000 bar (cioè circa mille volte la pressione a livello del mare), il che corrisponde a una camera magmatica posta a una profondità di circa 4- 5 km».

MIGRAZIONE VERSO L'ALTO - «D’altra parte – continua Cioni– lo stesso tipo di analisi petrologiche effettuate sui prodotti dell’eruzione esplosiva del 79 d.C. che distrusse Pompei, e di altre precedenti catastrofiche eruzioni del Vesuvio, indicano che il magma proveniva direttamente dalla camera più profonda, a 8-10 km». A questo punto è legittimo dedurre che, dopo l’eruzione del 79 d.C., c’è stata una specie di migrazione verso l’alto della zona di ristagno del magma e, di conseguenza, che le eruzioni vesuviane possono avvenire con due diverse modalità, in cui il magma affluisce ai crateri direttamente dalla camera più profonda a 8-10 km, oppure da quella più superficiale a 4-5 km. «Si tratta - conclude il professor Enzo Boschi, presidente dell’INGV - di un ulteriore passo avanti nella comprensione dei meccanismi eruttivi del Vesuvio, finalizzato anche a determinare la sua pericolosità. Questo è il risultato di anni di impegno dei vulcanologi e geofisici italiani». Il Vesuvio, attualmente, è in una fase di quiescenza che dura dal marzo del 1944, quando, in piena occupazione alleata, il vulcano entrò in attività parossistica, distruggendo parzialmente gli abitati di S.Sebastiano e Massa di Somma e costringendo alla fuga anche alcuni insediamenti militari americani.

Franco Foresta Martin
10 settembre 2008

fonte: Corriere.it

Nessun commento: